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Sono beneficiario di una serie di assegni Poste Italiane a saldo di un mio vecchio (ed importante nel valore) credito - puntualmente gli assegni (dilazionati negli importi e nelle scadenze) sono (allora) risultati insoluti e protestati per "mancanza fondi" - Ho presentato, ben sapendo che il titolare del rapporto continuava a disporre di una normale gestione del proprio conto corrente, anche attraverso l'emissione di assegni postali, i modelli 12 delle Poste Italiane per il recupero della quota capitale, oltre sanzioni ed interessi.Tralascio le oggettive difficoltà di parlare con un interlocutore, tuttavia alla fine ho scoperto che nessun deposito vincolato (appunto il già citato mod.12) era stato costituito dal debitore.A questo punto chiedevo al mio interlocutore (sempre diverso diverso naturalmente) Poste Italiane, il quale mi confermava che il c/c del debitore era per loro regolare, come fosse possibile che dopo la scadenza del termine non fosse avvenuta la segnalazione CAI e la revoca all'emissione dei titoli......risposta:"Noi abbiamo una quietanza!!!!!!!" Non avendo io rilasciato alcuna quietanza, essendo tale documento in firma autenticata ritengo possa essere stato commesso un grave reato e, forse, nemmeno da parte del debitore ma dallo stesso impiegato Poste Italiane che ha accettato una dichiarazione non conformeVorrei, anche legalmente, venirne a capo cosa mi consigliate??

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se gli assegni sono impagati dovresti essere in possesso dei titoli materiali che ti tevono essere stati restituiti dalla banca negoziatrice; se tu avessi rilasciato la quietanza, avresti anche restitito il titolo al traente appunto per quietanza.pertanto dovresti rivolgerti alle Poste con in mano l'assegno non pagato e pretendere copia della quietanza; dopodichè dovrai rivolgerti ai Carabinieri per denunciare la presentazione di un documento con firma falsa e falsa autentica.le poste non hanno colpa della mancata iscrizione in CAI solo se hanno usato la diligenza professionale nel valutare l'attendibilità della quietanza presentata.in ogni caso conservi il diritto all'azione (pignoramento) derivante da un titolo esecutivo e, a mio parere, anche il diritto alla penale del 10%; il problema è che per averla è probabile che occorra la sentenza di un giudice. Consiglierei prima di tutto un reclamo scritto alle Poste corredato dalla denucia all'autorità.

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Con la presentazione del mod.12 - POSTE ITALIANE - i titoli vanno allegati, tuttavia, in caso di mancata costituzione del deposito vincolato, ti vengono restituiti, con una comunicazione con la quale ti informano di rivolgerti ad un determinato Ufficio postale (generalmente il più vicino). Combinazione dei tre titoli me ne hanno restituiti solo un paio, con una comunicazione che faceva riferimento ad altro titolo, un terzo, forse quello più a rischio per loro, che sembrerebbe pervenuto ad altro ufficio postale.... in poche parole sono tuttora in attesa della consegna.Tenere conto che nella risoluzione del contenzioso parli con un operatore telefonico (sempre diverso) il quale alla fine "riferisce"...non si sà bene a chi!!!!!!! come puoi sperare di vedere la quietanza, quella sarà possibile solo in sede giudiziale. Mi sono fatto un mio pensiero, in realtà una dichiarazione/quietanza probabilmente esiste ed è stata rilasciata dal debitore, in propria firma autentica, riportando un contenuto che comunque non è confacente con la normativa CAI.....devo capire se è malafede o proprio incapacità dell'impiegato ricevente.Telefonicamente un funzionario asseriva che gli assegni richiamati non sono sottoposti alla norma CAI, quando esiste circolare/regolamento BANCA D'ITALIA che chiarisce esattamente il contrario!!!D'altra parte per capire la confusione generale in cui lavorano i dipendenti Poste Italiane basta entrare in un Ufficio postale.Vedremo...!!!!!

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